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Ho letto con sconcerto un articolo recente su Psychopharmacology a cura del gruppo del prof. Bellavite dell’Università di Verona in cui Gelsemium sempervirens, noto per le proprietà ansiolitiche (vedi articolo di Dutt su Pharm. Biol. Oct 48(10),1091-6,2010), a dosaggi fuori dal canonico numero di Avogadro ha un effetto ansiolitico pari se non maggiore degli ansiolitici farmacologici classici su modelli murini. Lo sconcerto non è dato dall’azione di un solvente senza molecole, dato che i calcoli di Bellavite farebbero risalire ad una improbabile concentrazione di circa 10-60 moli/L di principio attivo, ma dal fatto che il gruppo scientifico del Professore di Patologia di Verona si è fatto lo stabulario in casa. Io li ho visti, come dottorando e lo stabulario è posto in un seminterrato pieno di ragnatele e di polvere, attaccato al garage sotterraneo pieno di automobili che vanno e vengono. Come si fa a costruire un setting sperimentale in tali condizioni? Ci sarebbe voluta un’ispezione. Il CIRSAL cosa fa? Dorme? In quello stabulario ci sono solo ratti in housing e nessun laboratorio sperimentale, tranne quello ricavato su uno spazio di 8 metri quadri dal gruppo veronese. Perchè Bellavite non ha fatto come il professor Fabene che ha un laboratorio comportamentale di tutto rispetto? E poi dicono che qualcuno parla male dell’omeopatia.
Non ho letto gli articoli di cui trattasi, ma utilizzo l’omeopatia da circa 26 anni, per me e la mia numerosa famiglia. Dal 1985 non ho dovuto prendere nemmeno un’aspirina, e il GELSEMIUM è stato largamente utilizzato specie da mia madre e da mia moglie con conclamati effetti antiansia. Anche i miei figli lo hanno assunto prima di sostenere esami o prove di vario tipo, nonchè (a diluizioni diverse) in occasione di febbri influenzali.
Ragiono da paziente grato alle ormai decine (centinaia) di occasioni in cui l’omeopatia mi è servita, grazie a un medico straordinario e diventato negli anni amico “per la pelle”, capace di curare con successo mio padre con infarto in atto solo con rimedi omeopatici. E non è la cosa più eclatante che gli visto fare.
Ma che scienza è la vostra, capace di chiudere gli occhi di fronte ai risultati! E che non ammette di non riuscire a capire il perchè dei meccanismi, da ricercare nei reconditi dell’infinitamente piccolo, che l’attuale ricerca non sa o non vuole
indagare. “Scienziati” che vogliono solo confermare i loro pregiudizi e mai SPERIMENTARE di persona. La scienza di Galileo non ammette questo metodo. Se davvero qualcuno si vuole definire scienziato non deve convincermi che non funziona quello che sulla mia pelle funziona da 26 anni, ma spiegarmi PERCHE’ funziona. O avere il buon gusto di dirmi: NON CAPISCO.